i giorni e le parole

il sempre è fatto d'attimi, non è un tempo diverso, se non per l’infinito o la latitudine di casa - emily dickinson
sabato, 07 novembre 2009

Quella croce rappresenta tutti
 
di Natalia Ginzburg
 
Dicono che il crocifisso deve essere tolto dalle aule della scuola. Il nostro è uno stato laico che non ha diritto di imporre che nelle aule ci sia il crocifisso. La signora Maria Vittoria Montagnana, insegnante a Cuneo, aveva tolto il crocefisso dalle pareti della sua classe. Le autorità scolastiche le hanno imposto di riappenderlo. Ora si sta battendo per poterlo togliere di nuovo, e perché lo tolgano da tutte le classi nel nostro Paese. Per quanto riguarda la sua propria classe, ha pienamente ragione. Però a me dispiace che il crocefisso scompaia per sempre da tutte le classi. Mi sembra una perdita. Tutte o quasi tutte le persone che conosco dicono che va tolto. Altre dicono che è una cosa di nessuna importanza. I problemi sono tanti e drammatici, nella scuola e altrove, e questo è un problema da nulla. E’ vero. Pure, a me dispiace che il crocefisso scompaia. Se fossi un insegnante, vorrei che nella mia classe non venisse toccato. Ogni imposizione delle autorità è orrenda, per quanto riguarda il crocefisso sulle pareti. Non può essere obbligatorio appenderlo. Però secondo me non può nemmeno essere obbligatorio toglierlo. Un insegnante deve poterlo appendere, se lo vuole, e toglierlo se non vuole. Dovrebbe essere una libera scelta. Sarebbe giusto anche consigliarsi con i bambini. Se uno solo dei bambini lo volesse, dargli ascolto e ubbidire. A un bambino che desidera un crocefisso appeso al muro, nella sua classe, bisogna ubbidire. Il crocifisso in classe non può essere altro che l’espressione di un desiderio. I desideri, quando sono innocenti, vanno rispettati. L’ora di religione è una prepotenza politica. E’ una lezione. Vi si spendono delle parole. La scuola è di tutti, cattolici e non cattolici. Perchè vi si deve insegnare la religione cattolica? Ma il crocifisso non insegna nulla. Tace. L’ora di religione genera una discriminazione fra cattolici e non cattolici, fra quelli che restano nella classe in quell’ora e quelli che si alzano e se ne vanno. Ma il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. E’ l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Vogliamo forse negare che ha cambiato il mondo? Sono quasi duemila anni che diciamo “prima di Cristo” e “dopo Cristo”. O vogliamo forse smettere di dire così? Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. E’ muto e silenzioso. C’è stato sempre. Per i cattolici, è un simbolo religioso. Per altri, può essere niente, una parte dei muro. E infine per qualcuno, per una minoranza minima, o magari per un solo bambino, può essere qualcosa dì particolare, che suscita pensieri contrastanti. I diritti delle minoranze vanno rispettati. Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, e non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager? Il crocifisso è il segno del dolore umano. La corona di spine, i chiodi, evocano le sue sofferenze. La croce che pensiamo alta in cima al monte, è il segno della solitudine nella morte. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro umano destino. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. Per i cattolici, Gesù Cristo è il figliodi Dio. Per i non cattolici, può essere semplicemente l’immagine di uno che è stato venduto, tradito, martoriato ed è morto sulla croce per amore di Dio e del prossimo. Chi è ateo, cancella l’idea di Dioma conserva l’idea dei prossimo. Si dirà che molti sono stati venduti, traditi e martoriati per la propria fede, per il prossimo, per le generazioni future, e di loro sui muri delle scuole non c’è immagine. E’ vero, ma il crocifisso li rappresenta tutti. Come mai li rappresenta tutti? Perché prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e nessuno prima di lui aveva detto che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini. E di esser venduti, traditi e martoriati e ammazzati per la propria fede, nella vita può succedere a tutti. A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola. Gesù Cristo ha portato la croce. A tutti noi è accaduto o accade di portare sulle spalle il peso di una grande sventura. A questa sventura diamo il nome di croce, anche se non siamo cattolici, perché troppo forte e da troppi secoli è impressa l’idea della croce nel nostro pensiero. Tutti, cattolici e laici portiamo o porteremo il peso, di una sventura, versando sangue e lacrime e cercando di non crollare. Questo dice il crocifisso. Lo dice a tutti, mica solo ai cattolici. Alcune parole di Cristo, le pensiamo sempre, e possiamo essere laici, atei o quello che si vuole, ma fluttuano sempre nel nostro pensiero ugualmente. Ha detto “ama il prossimo come te stesso”. Erano parole già scritte nell’Antico Testamento, ma sono divenute il fondamento della rivoluzione cristiana. Sono la chiave di tutto. Sono il contrario di tutte le guerre. Il contrario degli aerei che gettano le bombe sulla gente indifesa. Il contrario degli stupri e dell’indifferenza che tanto spesso circonda le donne violentate nelle strade. Si parla tanto di pace, ma che cosa dire, a proposito della pace, oltre a queste semplici parole? Sono l’esatto contrario del modo in cui oggi siamo e viviamo. Ci pensiamo sempre, trovando esattamente difficile amare noi stessi e amare il prossimo più difficile ancora, o anzi forse completamente impossibile, e tuttavia sentendo che là è la chiave di tutto. Il crocifisso queste parole non le evoca, perché siamo abituati a veder quel piccolo segno appeso, e tante volte ci sembra non altro che una parte dei muro. Ma se ci viene di pensare che a dirle è stato Cristo, ci dispiace troppo che debba sparire dal muro quel piccolo segno. Cristo ha detto anche: “Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia perchè saranno saziati”. Quando e dove saranno saziati? In cielo, dicono i credenti. Gli altri invece non sanno né quando né dove, ma queste parole fanno, chissà perché, sentire la fame e la sete di giustizia più severe, più ardenti e più forti. Cristo ha scacciato i mercanti dal Tempio. Se fosse qui oggi non farebbe che scacciare mercanti. Per i veri cattolici, deve essere arduo e doloroso muoversi nel cattolicesimo quale è oggi, muoversi in questa poltiglia schiumosa che è diventato il cattolicesimo, dove politica e religione sono sinistramente mischiate. Deve essere arduo e doloroso, per loro, districare da questa poltiglia l’integrità e la sincerità della propria fede. lo credo che i laici dovrebbero pensare più spesso ai veri cattolici. Semplicemente per ricordarsi che esistono, e studiarsi di riconoscerli, nella schiumosa poltiglia che è oggi il mondo cattolico e che essi giustamente odiano. Il crocifisso fa parte della storia del mondo. I modi di guardarlo e non guardarlo sono, come abbiamo detto, molti. Oltre ai credenti e non credenti, ai cattolici falsi e veri, esistono anche quelli che credono qualche volta sì e qualche volta no. Essi sanno bene una cosa sola, che il credere e il non credere vanno e vengono come le onde dei mare. Hanno le idee, in genere, piuttosto confuse e incerte. Soffrono di cose di cui nessuno soffre. Amano magari il crocifisso e non sanno perché. Amano vederlo sulla parete. Certe volte non credono a nulla. E’ tolleranza consentire a ognuno di costruire intorno a un crocifisso i più incerti e contrastanti pensieri.
da L’Unità, 22 marzo 1988
~
Aggiungo solo, da insegnante, da persona di estrazione cattolica ormai da tantissimi anni non più praticante e agnostica quasi tutto il tempo, che condivido pienamente le sagge parole di Natalia Ginzburg. Gesù è stato il primo a dire che tutti gli esseri umani sono uguali, chiunque lo abbia detto dopo dovrebbe dargli atto almeno di questo. E, sparito lui dalle aule scolastiche, dalle strade e magari pure dai musei, dai manuali di storia dell'arte e dalla linea del tempo, chi resterà a dirlo?
crocefisso
autore non identificato
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categorie: parole e immagini, parole per sempre, nei giorni
domenica, 01 novembre 2009

I died for beauty but was scarce

Adjusted in the tomb

When One who died for Truth was lain

In an adjoining Room.
 
He questioned softly why I failed,

"For Beauty," I replied.

"And I for Truth, the two are One;

We Brethren are" He said.
And so, as Kinsmen met a Night,
We talked between the Rooms,
Until the Moss had reached our lips
And covered up our names.
 
Emily Dickinson
 
Morii per la bellezza e mi avevano
appena composta nella tomba
che uno, morto per la verità,
fu deposto nel sepolcro accanto.
Mi chiese sottovoce perché ero morta.
Risposi: “Per la bellezza”.
“Io per la verità. Sono un cosa sola”,
disse, “perciò siamo fratelli.”
E così come parenti che s’incontrano
di notte parlammo da una tomba all’altra,
finché il muschio arrivò alle nostre labbra
e ricoprì i nostri nomi.
~
libera traduzione
suvorova angelOlga Suvorova, Angelo
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mercoledì, 28 ottobre 2009

haiku - swan
 
ossa di cigno
o rami traversano
lo stagno scuro
~
kawasaki swan
cigno origami secondo il modello di toshikazu kawasaki
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domenica, 18 ottobre 2009

Un mondo che basta e avanza, ma senza fretta.
( Turquoise 2009 )
 
Giusto una cosa inutile
che mi è venuta in mente:
la vana nostalgia di un mondo più distante,
più sconosciuto e meno onnipresente,
con tanto spazio e senza troppa gente,
ancora azzurro, vago e promettente.
Tutto intero da immaginare, da scoprire,
da rifare,
da girare in almeno ottanta giorni
contando le andate e pure i ritorni.
Per carità, non dico tolemaico e tanto meno
me lo sogno edenico,
solo ancora, ancora un po’ ipotetico.
Un mondo quasi nuovo grande e grosso
che non mi stesse, prego, così addosso
come se fosse della mia misura,
come se l’aria fosse ancora pura,
come se non facesse più paura,
come valesse ancora un’avventura.
~
Anton_Yakutovych_104
 Anton Yakutovych, ?
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martedì, 13 ottobre 2009

riposo all’aspro verde di una mela
il pomeriggio che resta
perché ho preso assai dolce la vecchia città
~
Anton Yakutovych 111

Anton Yakutovych , ?

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domenica, 11 ottobre 2009

haiku - last rose
(turquoise 2009)
 
un giorno solo
durò l’ultima rosa,
poi fu la pioggia
~
hiroshige (2)immagine di Ando Hiroshige
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mercoledì, 07 ottobre 2009

Dalla Costituzione della Repubblica Italiana

Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Giotto_-_Scrovegni_-_-43-_-_JusticeGiotto di Bondone (1267-1337), La Giustizia, Cappella degli Scrovegni, Padova

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sabato, 03 ottobre 2009

Oktoberfesst.
(Turquoise 2009)
 
L’anno che celere volge all’occaso
mette vesti di panno e di velluto,
si tinge d’oro e di sanguigno raso,
parasi a festa per dare saluto
al vasto mondo sì tristo e confuso
ove suol primeggiare chi è aduso
all’azzardo con frode e all’abuso,
ove ha nome fiducia il permesso,
ch’è il costume sentito e diffuso,
di oltraggiar chi è fedele da fesso.
~
quentin-metsys-il-cambiavalute-e-sua-moglie-1514
Quentin Metsys (1466 - 1530), Il cambiavalute e sua moglie
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sabato, 26 settembre 2009

Gelsomino. Poesia su carta vetrata.

 di Ronny Someck

           ~

Fairuz alza le labbra

al cielo

perché ne piova gelsomino

sopra quelli che una volta s'incontrarono

ignorando di amarsi.

Nella Fiat di Muhàmmad l'ascolto

nel mezzodì di via Ibn Gabirol.

Una cantante libanese canta nella macchina italiana

di un poeta arabo di Bak'al Al Garbia

in una via che ha il nome di un poeta ebreo vissuto in Spagna.

E il gelsomino?

Se cadrà giù dal cielo dell'apocalisse

per un attimo il semaforo

si farà

verde

al prossimo incrocio.

gabirol

Solomon Ibn Gabirol (Malaga 1021 - Valencia 1058)

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sabato, 26 settembre 2009

 Sia maledetta l'acqua / Anonimo

Villanella napoletana del '500

 nell'esecuzione della Nuova Compagnia di Canto Popolare

 

 

Sia maledetta l'acqua stammatina

che m'ha disfatto ohimè! puverella.

M’è s’è rotta la langella

marammè che pozzo fare,

 vicini miei sapitela sanare

vicini miei sapitela sanare.

Pe' pruvare acqua doce de piscina

me sò spaccata la cicinnatella.

 M’è s’è rotta la langella

marammè che pozzo fare,

vicini miei sapitela sanare

vicini miei sapitela sanare.

 Pignata rotta  nun la vo' nisciuno

ca po' t'attocca a stà pure riuno.

M’è s’è rotta la langella

marammè che pozzo fare,

vicini miei sapitela sanare

vicini miei sapitela sanare.

 La pignatella l'è a sapè guardare

ca po' ch'è rotta nun se pò sanare.

 M’è s’è rotta la langella

marammè che pozzo fare,

 vicini miei sapitela sanare

vicini miei sapitela sanare.

 

La stessa villanella cantata in ebraico dall'israeliana Noa

tratta dal cd Napoli -Tel Aviv  

 

 

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mercoledì, 23 settembre 2009

haiku - shamisen
 
canto di liuto
è il vento d’autunno,
foglie danzanti
~
191m42f
 Ando Hiroshige (1797-1858), Alberi d'acero
 
eizan 1787 1867, beauty tuning a shamizen
Kikugawa Eizan (1787-1867), Bella fanciulla che accorda il suo shamisen*
 
*Shamisen: liuto tradizionale giapponese
 
shamisen_koto
 donne che suonano il Koto e lo Shamisen
 ~
dal film Memorie di una geisha del 2005
diretto da Rob Marshall
Zhang Ziyi danza e Michelle Yeoh suona lo shamisen
     
 
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martedì, 22 settembre 2009

Leonardo Vinci (1690 – 1730) / Partenope

I. Allegro II. Adagio III. Allegro

eseguita dall' Orchestra Barocca della

Cappella della Pietà dei Turchini

 

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lunedì, 21 settembre 2009

Antonio Valente (1520 -1601) / Gallarda Napolitana

eseguita da Jordi Savall

con

Rolf Lislevand, Arianna Savall, Pedro Estevan, Adela Gonzales



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venerdì, 18 settembre 2009

ajna
(Turquoise 2009)
 
suono di bestia antica
mare o tuono
da dove sono non vedo la voce
che lacera feroce
il velo del sonno
e dalla tela che si strappa muta
l’ultimo sogno veloce
scappa via
ne resta segno dopo la fuga
un seme vivo
in fondo al viola della nuca
e se la sfiori
pur dopo molte ore
tra gli occhi aperti
quando non l’aspetti
il sogno sboccia fiore di cotone
ajna-agnya
 ajna chakra
 
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mercoledì, 09 settembre 2009

To flee from memory
Had we the Wings
Many would fly
Inured to slower things -
Birds with surprise
Would scan the mighty van
Of men escaping
From the mind of man
Emily Dickinson
Se avessimo ali
per sfuggire la memoria
molti, pure abituati a cose più lente,
volerebbero -
Gli uccelli, sorpresi, scruterebbero
l’immane carro degli uomini
in fuga dalla propria mente
 
libera traduzione

 

cath riley birddisegno di Cath Riley

postato da: turquoise alle ore 19:06 | link | commenti (13) | commenti (13)
categorie: parole e immagini, emily dickinson